LA
STORIA
È
dal 1962 che in Valdarno si è
evidenziata la necessita’ di coordinare
l’attività dei tre ospedali
presenti nel territorio, anche se
poi, la sua realizzazione non è
stata semplice; infatti, solo nel
1975, si è riusciti a concretizzare
la volontaria unificazione degli
Ospedali "della Misericordia" di
Montevarchi, "Alberti" di S. Giovanni
ed "Ospedale ed Ambulatorio della
Misericordia" di Terranuova Bracciolini.
Naturalmente, si trattava di una
unificazione di tipo amministrativo,
in quanto, gli ospedali restavano
sempre tre presidi separati. Il
nuovo Ente fu denominato Ente Ospedaliero
del Valdarno Aretino.
Da
allora, il cammino verso il nuovo
ed unico ospedale del Valdarno non
si è più fermato,
anche se il confronto ed il dibattito
su alcuni aspetti fondamentali,
ne ha rallentato la realizzazione:
la scelta del luogo ove costruire,
l’individuazione dei progettisti,
la ricerca dei finanziamenti, l’esproprio
dei terreni, la gara per l’assegnazione
dell’appalto.
Nel
1994, finalmente, l’inizio dei lavori.
Da allora, il cantiere ha subito
varie vicissitudini, legate soprattutto
alla continuità dei finanziamenti,
ma non si è mai fermato.
Nell’ottobre
2002, il trasferimento dei malati
e l’avvio delle attività
sanitarie.
IL
LUOGO
Nel
1980, dopo l’avvenuta separazione
amministrativa dell’organizzazione
sanitaria tra il Valdarno fiorentino
e quello aretino, la ricerca del
luogo dove edificare il nuovo ospedale
si concentrò sulle zone più
densamente abitate, ed in particolare
nel triangolo formato dal territorio
dei tre più grandi Comuni
valdarnesi.
La
scelta definitiva di collocare il
nuovo ospedale fra il fiume Arno
e l’abitato della Gruccia - parte
nel Comune di Montevarchi e parte
in quello di S. Giovanni - naturalmente
fu oggetto di appassionate discussioni
ed anche di qualche critica.
A
distanza di oltre 15 anni, questa
scelta si è comunque dimostrata
ottimale, perlomeno in rapporto
ad alcuni aspetti: gli ampi spazi
hanno permesso una progettazione
senza particolari vincoli; la posizione
baricentrica rispetto alla massima
parte della popolazione del Valdarno
lo renderà ben fruibile da
tutti; la confluenza di molte importanti
vie di comunicazione, sia di fondo-valle
che provenienti dalle colline del
Chianti e del Pratomagno, ne consentiranno
un accesso svincolato dai più
importanti nodi del traffico.
In
ultimo non possiamo dimenticare
l’estrema vicinanza al casello autostradale,
con tutti i vantaggi sia per i visitatori
che per il trasporto di pazienti
in condizioni di emergenza.
IL
NOME
Ospedale
del Valdarno. Sicuramente, potevamo
fermarci qui nella scelta del nome
del nuovo ospedale. Sarebbe stata
una scelta semplice e al contempo
significativa.
Ma
l’Azienda sanitaria, in accordo
con la Conferenza dei Sindaci della
zona valdarnese, ha ritenuto che
fosse opportuno individuare anche
un nome proprio, più specifico,
in grado di identificare meglio
e rendere più familiare il
luogo di cura. E’ così che,
a seguito di una ricerca di tipo
"storico e culturale" effettuata
da una apposita commissione, si
è deciso di scegliere il
nome di "S. Maria alla Gruccia".
Un
nome che ha un solido fondamento
storico e che si riallaccia ad una
funzione di ricovero e cura degli
infermi svolta da una gloriosa istituzione
sanitaria cui idealmente il nuovo
Ospedale si ispira e che, in termini
più moderni, vuole proseguire.
Dalle ricerche eseguite, è
emerso che nella zona dove è
stato edificato il nuovo ospedale,
l’Arcispedale di S. Maria Nuova
di Firenze aveva diverse proprietà
e che sulle case avesse apposto
il proprio stemma, appunto, una
gruccia (o stampella); dal
che, gli abitanti del luogo, avrebbero
iniziato ad utilizzare il nome "Gruccia"
proprio per identificare usualmente
quella zona.
L’edificio
si sviluppa, in modo orizzontale,
su 11 ettari di terreno, con un
fronte lineare orientato verso la
Strada Statale 69, della lunghezza
di 300 metri.
Sul
retro il disegno non è lineare,
ma ha la forma di un pettine con
5 denti orientati verso il fiume
Arno; in altezza l’edificio si articola
su quattro piani, poggiati su una
base sopraelevata di oltre due metri
sull'originario piano di campagna.
L’ospedale è stato costruito
con struttura portante di cemento
armato ed acciaio, ed il rivestimento
è realizzato con parete ventilata
in pietra "Santafiora".
Lo
sviluppo in senso orizzontale è
frutto di una precisa scelta progettuale,
del resto tipica di quasi tutte
le più recenti realizzazioni,
avendo gli studi dimostrato che
la distribuzione dei servizi e reparti
su pochi piani risulta di maggiore
gradimento e di più facile
utilizzazione, sia da parte dei
pazienti che dei visitatori.
I
QUATTRO LIVELLI
Al
primo livello ci sono gli uffici
amministrativi e i servizi della
unità operativa della Prevenzione,
le centrali tecnologiche e i magazzini,
l’Accettazione, la Reception, il
Cup, un moderno ed ampio bar-tavola
calda, le cucine. Tutto il primo
livello è servito da una
viabilità autonoma, che non
interferisce con quella dell’ospedale,
utilizzata dalle ambulanze. L’ingresso
per il pubblico, centrale rispetto
all’edificio, è su due diverse
porte.
Al
secondo livello, ci sono i poliambulatori,
l’emodialisi (con parcheggio riservato
ai pazienti), il servizio mortuario
con salette e la cappella, il pronto
soccorso, il servizio 118, la mensa,
il nuovo Centro Oncologico (realizzato
con il contributo del Calcit Valdarno).
AI
terzo livello ci sono le degenze
mediche (psichiatria, medicina generale,
cardiologia con l’Utic) le strutture
per la donazione del sangue, i laboratori
di analisi. In via di completamento
la Riabilitazione che occuperà
anche una parte del livello superiore,
sul lato nord del monoblocco.
Quarto
ed ultimo livello: qui sono ospitate
le degenze chirurgiche con i reparti
di Chirurgia generale, l’Oculistica,
l’Odontoiatria, l’Urologia, l’Ortopedia,
l’Ostetricia-Ginecologia e Pediatria.
Allo stesso livello si trova il
blocco operatorio, che è
centrale rispetto ai reparti chirurgici.
I
PUNTI D'ECCELLENZA
L’innovazione
tecnologica
L’ospedale
del Valdarno può contare
su una dotazione tecnologica di
elevata qualità: oltre il
90% delle attrezzature è
stato rinnovato. Il "cablaggio"
di tutta la struttura consente lo
sviluppo di una informatizzazione
diffusa in grado di far viaggiare
le informazioni - in tempo reale
- da un punto all’altro dell’ospedale,
con vantaggi facilmente intuibili
da tutti.
Il
laboratorio di analisi, anch’esso
completamente rinnovato, è
dotato di un sistema di elaborazione
dati con il quale sarà possibile
colloquiare dal reparto per inviare
le richieste d’esami e, sempre dai
reparti
non appena eseguito l’esame, conoscerne
i risultati. La radiologia si è
arricchita di una Risonanza Magnetica
di alta potenza che sostituirà
il vecchio e glorioso camion mobile.
La
TC di vecchia generazione è
stata aggiornata con l’acquisto
di due TC spirali che consentono
una migliore definizione di immagini
e tempi più brevi di scansione.
Così
come nuovo è gran parte del
blocco operatorio, delle sale di
rianimazione e l’UTIC, costruiti
con criteri più moderni per
garantire sicurezze maggiori agli
utenti e condizioni di lavoro migliori
agli operatori.
La
riorganizzazione delle affività
specialistiche e le nuove attività
Tra
le varie discipline già presenti
nei vecchi presidi ospedalieri,
la medicina è certamente
quella in cui si registrano le maggiori
novità.
Infatti,
la suddivisione che è stata
operata e che ha portato ad una
medicina d’urgenza ed una
medicina tradizionale,
ci consente oggi di disegnare
un percorso assistenziale in grado
di affrontare i problemi dei pazienti
fin dal loro arrivo nell’area della
emergenza territoriale, per proseguire
al Pronto Soccorso e quindi nei
letti di osservazione e degenza,
senza interruzione di continuità.
Con questa nuova struttura, l’ospedale
della Gruccia si pone come punto
di riferimento per l’emergenza di
tutta la vallata valdarnese.
Anche
le due chirurgie hanno avviato una
prima differenziazione con la creazione
di una nuova struttura di Urologia
e la creazione di una Day
Surgery, finalizzata agli interventi
in regime di Day Hospital. In quest’ultimo
caso, si tratta di un primo passo
verso una diversa concezione della
chirurgia: infatti, per molti tipi
di intervento vi è la possibilità
per il paziente di non sostare in
ospedale. Fino ad ora i cittadini
del Valdarno non potevano usufruire
a pieno di questa possibilità,
poiché non esistevano locali
dedicati allo scopo nel vecchio
presidio. Oggi, anche questa lacuna
viene colmata.
Il
Centro Oncologico, che il CAlCIT
ha così generosamente donato,
sicuramente, rappresenta un fiore
all’occhiello del nuovo ospedale,
sia per la gradevolezza degli ambienti,
che per la qualità delle
attrezzature. Qui, adesso, potranno
essere riorganizzate ed assicurate
tutte quelle specialità legate
all’oncologia, primi fra tutte la
terapia del dolore ed i gruppi multidisciplinari
per le neoplasie della mammella,
del tratto gastroenterico e per
il melanoma. Per quanto riguarda
le attività specialistiche
non ancora presenti nel nostro
ospedale, l’apporto di specialisti
qualificati provenienti dalle strutture
di Area vasta per la chirurgia vascolare,
toracica e pediatrica, verrà
potenziato ed ampliato con nuove
e qualificate attività, come
la chirurgia vascolare delle carotidi
dei grossi vasi e la chirurgia toracica
per i tumori polmonari.
Non
solo tecnologia
Il
nuovo Ospedale del Valdarno non
si caratterizza solo ed esclusivamente
per gli aspetti tecnologici
ed assistenziali. Anche la parte
relazionale avrà la necessaria
attenzione. Una struttura di reception,
collocata all’ingresso dell’ospedale
e dotata di personale qualificato,
aiuta degenti, utenti e visitatori
ad orientarsi e muoversi meglio
all’interno del Presidio.
Gli
orari di visita ai ricoverati saranno
gradatamente adattati alle esigenze
della popolazione, mentre i pasti
vengono già consegnati in
un vassoio personalizzato e trasportato
dalla cucina, in armadi termici.