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P.IVA
00160360517 |
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Comune
Certificato
ISO 9001:2000 |
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La presenza umana, fin da
età molto antica, lungo i
bassi rilievi collinari da
cui emergono le vette della
catena del Pratomagno (1591
m s.l.m.) é ben documentata
dai ritrovamenti archeologici
e dalla toponomastica.
Toponimi di origine etrusca
e prediali latini documentano
la realtà di un popolamento
sparso che si coagula in agglomerati
di limitata o limitatissima
estensione. L'area é complessivamente
nota alle fonti latine con
il nome di Etrusci Campi,
celebri per la loro fertilità
ma lontani dai centri urbani
di Arezzo e di Fiesole. I
confini delle due città etrusche
attraversano il Valdarno Superiore
grosso modo all'altezza di
Montevarchi e di San Giovanni.
Pochi anni dopo l'attraversamento
del Valdarno Superiore a opera
delle armate di Annibale,
ai piedi del Pratomagno i
Romani consolidano attraverso
la costruzione della Cassia
Vetus antichi percorsi pedemontani
che collegano i centri etruschi
di Fiesole e Arezzo. Il tracciato
dell'attuale statale dei sette
ponti é sostanzialmente l'erede
dell'antica strada romana.
Lungo la statale dei sette
ponti sembra coagularsi, attraverso
i secoli, con un'impressionante
continuità storica, il popolamento
umano di questa parte del
Valdarno. La strada attuale
collega fra di loro una vera
e propria catena di pievi
romaniche sorte in corrispondenza
di antichi agglomerati umani
attraversati o toccati dalla
strada romana. I nomi di questi
sono spesso di antiche origini:
Gropina e Soffena sono senz'altro
toponimi etruschi mentre Cascia
documenta il passaggio della
Cassia Vetus proprio ai piedi
dell'attuale insediamento
di Reggello. |
| Pieve
di S. Pietro a Gropina |
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La pieve di San Pietro a Gropina
é direttamente raggiungibile
dal borgo di Loro Ciuffenna
dal quale dista circa 2 Km.
La chiesa, stretta fra le
case del piccolo borgo, domina
dall'alto il tracciato della
statale dei sette ponti alla
quale é collegata da un diverticolo.
La chiesa conserva intatte
le splendide strutture romaniche.
La disadorna facciata in regolare
filaretto di arenaria consente
tuttora di leggere, in certe
caratteristiche irregolarità
architettoniche e asimmetrie,
la complessa storia dell'edificio.
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Le attuali strutture romaniche
insistono sui resti, visitabili
nel sotterraneo della chiesa,
di una "fattoria" di età romana.
Sulle rovine di età romana
si impostano i resti di una
minuscola chiesa paleocristiana
sostituita poi da una chiesetta
a due navate dell'VIII secolo.
La chiesa attuale, sorta sui
resti del precedente edificio
di VIII secolo, era anch'essa
originariamente a due navate.
La navata sinistra, più recente,
risale alla fine del XII secolo.
L'interno, molto suggestivo,
conserva un meraviglioso pulpito
adorno di rilievi. Di grande
interesse sono gli splendidi
capitelli delle colonne della
navata destra, certo dovuti
alle maestranze artigiane
responsabili della realizzazione
del pulpito. |
| Badia
di S.Salvatore a Soffena |
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Lungo la statale dei sette
ponti, venendo da Loro Ciuffenna,
prima di entrare in Castelfranco,
sulla sinistra, spiccano i
resti della Badia di S. Salvatore
a Soffena.
Originariamente castello degli
Ubertini, delle antiche strutture
castellane si conservano tuttora
tratti di mura alla base della
torre campanaria nei quali
si aprono strette feritoie.
Nel corso della seconda metà
dell'XI secolo il castello
rovinò. |
Pochi anni dopo, sulle rovine
dell'edificio, sorse un monastero
sotto il titolo di S. Salvatore
de Sophena soggetto all'Abbazia
di S. Trinita in Alpe sul
Pratomagno, quindi all'Abbazia
di Vallombrosa.
La chiesa conserva intatto
il severo impianto trecentesco
a croce latina, sul modello
della chiesa primitiva di
Vallombrosa. Semplici monofore
di un gusto piacevolmente
campestre si alternano, all'esterno,
a robusti contrafforti che
contengono le spinte della
copertura a volte della chiesa.
Soppresso il monastero nel
1779 e ridotto a usi rurali,
la chiesa é stata in anni
recenti restaurata e riconsacrata
al culto. Il restauro ha consentito
il pieno recupero e la valorizzazione
degli importanti affreschi
che ne decorano l'interno
semplice e austero: l'Annunciazione
di Giovanni detto lo Scheggia,
la Strage degli Innocenti
di Maestro Liberato da Rieti,
la Madonna col Bambino di
Paolo Schiavo, il S.Giovanni
Gualberto e storie della sua
vita di Bicci di Lorenzo.
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| Pieve
di S. Maria. Piandisco' |
Lungo la statale dei sette
ponti, al termine del centro
di Piandiscò per chi viene
da Castelfranco, sulla sinistra,
sorge la pieve di S. Maria,
dell'XI e XII secolo. Il campanile
e le tre absidi della chiesa
s'affacciano tuttora sulla
strada moderna erede dell'antica
Cassia. La chiesa, a tre navate,
conobbe due fasi costruttive.
Ben lo rivela, tuttora, il
paramento murario della fiancata
sinistra. In prossimità della
facciata é tuttora ben conservato
l'originario paramento murario
in filaretti di arenaria molto
accurati e regolari. |
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In questo punto la fiancata
sinistra si articola tuttora
in un ricorso di arcatelle
pensili impostate alternatamente
su peducci e su lesene sorgenti
da un alto zoccolo. In seguito
a un crollo la parte presbiteriale,
comprese le absidi, fu ricostruita
in pietre rozzamente sbozzate.
La facciata é coeva alla prima
fase della chiesa. Si caratterizza
per la ridotta sopraelevazione
della navata centrale e per
le cinque arcate cieche che
iscrivono il portale e due
monofore, frutto di un restauro
del 1932.
Nell'interno si conserva una
pregevole Madonna col Bambino
di Paolo Schiavo. |
Lungo la statale dei sette
ponti, al termine del centro
di Piandiscò per chi viene
da Castelfranco, sulla sinistra,
sorge la pieve di S. Maria,
dell'XI e XII secolo.
Il campanile e le tre absidi
della chiesa s'affacciano
tuttora sulla strada moderna
erede dell'antica Cassia.
La chiesa, a tre navate, conobbe
due fasi costruttive. Ben
lo rivela, tuttora, il paramento
murario della fiancata sinistra.
In prossimità della facciata
é tuttora ben conservato l'originario
paramento murario in filaretti
di arenaria molto accurati
e regolari. |
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In questo punto la fiancata
sinistra si articola tuttora
in un ricorso di arcatelle
pensili impostate alternatamente
su peducci e su lesene sorgenti
da un alto zoccolo.
In seguito a un crollo la
parte presbiteriale, comprese
le absidi, fu ricostruita
in pietre rozzamente sbozzate.
Sorge nei pressi di Reggello
ed é immediatamente raggiungibile,
per chi viene da Piandiscò,
da un diverticolo che si stacca
a sinistra dalla statale dei
sette ponti. L'edificio a
tre navate in regolari filaretti
di arenaria é concluso da
una sola abside. La torre
campanaria, possente, svetta,
leggermente distaccata dal
fianco destro della chiesa,
sul borgo di Cascia.
La chiesa é singolarmente
preceduta in facciata da un
portico a cinque arcate sorretto
da massicce colonne dai capitelli
classicheggianti. Il portico
é stato interamente rifatto
nel corso dei restauri del
1930 che comportarono una
sostituzione pressoché totale
degli originari elementi lapidei
ormai consunti e degradati.
L'interno, particolarmente
solenne, conserva fra le altre
opere d'arte, in fondo alla
navata sinistra, la prima
opera nota di Masaccio, il
celebre Trittico di S. Giovenale.
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