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Questa Sala raccoglie un nutrito gruppo di tavole di scuola fiorentina del Quattrocento, provenienti per lo pił dalla chiesa di S. Lorenzo. Si tratta indubbiamente di opere di maestri minori che ben illustrano il retroterra culturale ricco e complesso nell'ambito del quale nascono e prolificano le opere cosiddette maggiori. La sala documenta, con una certa completezza, l'attivitą in loco di maestri fiorentini, come Paolo Schiavo, molto attivi nel contado e nel Valdarno in particolare, capaci di ben soddisfare il gusto attardato e un po' provinciale delle committenze locali.
Alcune tavole documentano la presenza attiva in cittą di pittori sangiovannesi: Mariotto di Cristofano, cognato di Masaccio, e Giovanni di Ser Giovanni detto lo Scheggia, fratello minore di Masaccio.
MARIOTTO DI NARDO: LA TRINITA' FRA LA VERGINE E S. MARIA MADDALENA CON I SANTI GIACOMO APOSTOLO, GIOVANNI BATTISTA, GIOVANNI EVANGELISTA E ANTONIO ABATE
Il trittico proviene dalla Pieve di San Giovanni Battista. Fu attribuito a Mariotto di Nardo dal Salmi (1913) che ricorda il pannello centrale sul secondo altare di destra della pieve e i due laterali, in alto, sopra la porta di ingresso.
Mariotto di Nardo, figlio di uno scalpellino, é attivo in Firenze e in altri centri dell'Italia centrale a partire dagli anni '80 del Trecento e sino al 1424. E' l'esponente pił rappresentativo di quella corrente della pittura fiorentina tardo trecentesca che mira a recuperare la tradizione giottesca della 4prima metą del Trecento. Si tratta, nei fatti, di un neogiottismo, di decisiva importanza per la genesi della pittura del Quattrocento.
Nel trittico sangiovannese la saldezza plastica e volumetrica delle figure, l'essenzialitą della composizione, quasi arcaizzante, la monumentale modellazione dei panneggi che ricadono gił in pieghe pesanti segnalano un consapevole recupero degli ideali artistici giotteschi. Il dipinto, databile al 1400-1405, si rivela del tutto estraneo alla pittura vivace ed estrosa venata di influenze internazionali che si andava in quegli anni affermando a Firenze.
MARIOTTO DI CRISTOFANO: CHRISTUS PATIENS FRA LA VERGINE E S. LUCIA; NELLA PREDELLA: S. NICOLA DA BARI, S. MICHELE ARCANGELO, SANTO
La tavola proviene dalla chiesa di S. Lucia e si segnala per la rara iconografia di origine nordica. Vi é raffigurato l'atto di intercessione della Vergine presso il figlio risorto, dal cui costato sgorga il Santo Sangue che riempie il calice con l'ostia. Il soggetto, di intonazione mistica, é molto raro a Firenze ed é diffuso quasi esclusivamente nel nord dell'Europa.
Mariotto si é servito altre volte di iconografie di origine nordica, come nell'affresco nel S. Miniato di Firenze con il Feiertagschristus (Cristo ferito dagli strumenti di lavoro, ammonizione a non lavorare di domenica).
La tavola sangiovannese é databile al 1420-1425. Si segnala per il modellato attento e fine, sebbene un po' rigido, delle figure, in bilico fra i modi tradizionali della pittura tardotrecentesca e un nuovo realismo classicheggiante.
GIOVANNI DI SER GIOVANNI DETTO LO SCHEGGIA: MADONNA COL BAMBINO IN TRONO; CORO DI ANGELI MUSICANTI
PAOLO DI STEFANO BADALONI DETTO PAOLO SCHIAVO: CORO DI ANGELI MUSICANTI; S. ANSANO; S. BIAGIO
Le cinque tavole provengono da un unico complesso smembrato, un tabernacolo chiuso da sportelli dipinti nella chiesa di S. Lorenzo. Nel 1754 la Madonna col Bambino é documentata sull'altare di S. Biagio mentre le quattro tavolette, rimosse, risultano depositate in sacrestia. Originariamente la Madonna col Bambino era inserita fra i due Cori Angelici mentre non é ben chiara la collocazione dei Santi.
Non sorprende la collaborazione fra il fratello di Masaccio e Paolo Schiavo, attivo spesso in Valdarno. I due maestri lavorano, fra l'altro, fianco a fianco, seppur in momenti diversi, nella decorazione ad affresco dell'interno della Badia di S. Salvatore a Soffena presso Castelfranco.
Paolo Schiavo, di origini forse slave, nasce nel 1397 e s'immatricola all'Arte dei Medici e Speziali nel 1429. Formatosi nell'ambiente camoldolese nel quale opera Lorenzo Monaco si avvicina successivamente alla bottega di Masolino guardando con interesse alla pittura di Masaccio e di Domenico Veneziano.
Le tre tavole sangiovannesi di Paolo Schiavo sono generalmente datate dalla critica al 1435-1440 sulla base di precisi confronti con opere coeve del maestro per le quali disponiamo di una pił sicura documentazione.
Le tavole dello Scheggia e in modo particolare la Madonna col Bambino denunciano una dipendenza chiara dalla Madonna del Tabernacolo dei Linaiuoli portata a termine dal Beato Angelico fra il 1433 e il 1434. La presa salda e potente delle mani della Madonna é un omaggio dello Scheggia al fratello, e si ispira alla figura della Vergine nella Sant'Anna Metterza dipinta da Masaccio in collaborazione con Masolino. Il fondale con roseto é ricalcato verosimilmente su esempi di Domenico Veneziano che consentono di spostare la datazione del complesso delle tavole del tabernacolo agli ultimi anni del quarto decennio del secolo.
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